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lunedì 3 gennaio 2011

Nicolas Jaar - Clown and Sunset

Di Matteo Machetti

Oggi voglio parlare di un giovanotto classe 90, di cognome fà Jarr, è nato a New York per poi trascorrere parte dell'infanzia a Santiago del Cile città di suo padre. Nicolas già a 14 anni, torna a NY e comincia ad occuparsi di musica elettronica organica e a soli 17, i ragazzi di Brooklyn della Wolf and Lamb, pubblicano il suo primo singolo intitolato “The Student EP”.
Il talento davvero non gli manca, ha le idee chiare, i suoi remix suonano davvero qualcosa di molto indipendente e innovativo. Il teenager innocente e curioso di sperimentare il lato elettronico della musica si trova molto rapidamente in giro per i migliori club di Berlino, Parigi e il resto d' europa, a far sentire ciò che bolle nella sua pentola, perché già ,dimenticavo Nico è già ideatore e proprietario della sua etichetta Clown and Sunset insieme agli amici d'infanzia Soul Keita, Nikita Quasim.

I suoi Liveset hanno qualcosa di diverso, sia per il suo raffinato pianoforte , sia per il sax  e sia per le numerose melodie stilose che colpiscono al primo impatto. E' un qualcosa di  nuovo, per il mondo della dancefoor, stavolta ti trovi a muovere la testa ed i BPM sono davvero pochi, massimo si tocca i 120 orari. C'e sempre un basso fantasioso, le sue drum sono un misto di Hip-pop, Nudisco e Deep House, improvvisamente ti trovi Mulatu Astatke in mezzo, suo grande amico, e hai la sensazione che le due cose siano nate insieme
Il risultato è un suono “chic” tutto fatto in casa con stile e tecnica sopraffina, un perfezionista del sequencer, in questo caso Ableton, e un gusto e un eleganza tipica della Bleecker street newyorkese.

Personalmente frequento club, ho vissuto gli anni chiamiamoli cosi',della techno minimal, movimento ormai saturo con rare ondate di rilievo se non nei meandri dove essa nasce. Avevo bisogno di qualcosa che in qualche modo riuscisse a mutare la fisionomia delle sale da ballo. Mr Jaar, fin da subito.ha colpito. Ho visto nella sua musica, un atmosfera beata, in cui c'è spazio per tutti, i cocktail sono freschi e deliziosi, la facce sono tutte distese e le teste si muovono con regolarità ma più lente del solito. Ragazzi miei, forse penserete che sono invecchiato... non credo proprio, voglio solo presentarvi un artista di cui ne sentirete parlare.

Ne approfitto anche per dirvi che il nostro amico sarà in Italia per l'unica data il 28 Gennaio al Locomotiv Club a Bologna.






Nicolas Jaar / Materials (Circus Company 2010) by Clown and Sunset

mercoledì 22 dicembre 2010

Darkstar "North" - Hyperdub 2010

  Di Alessandro Anselmi

Cielo grigio su.
Se ai dischi dovessimo abbinare un colore, più che il rosso della copertina a "North" abbinerei il grigio. È "impregnato" di grigio. Lo stesso grigio metallo della periferia di una metropoli industriale, dei macchinari abbandonati, delle catene di produzione ferme, dell'aria piena di smog. Non a caso escono per Hyperdub (Kode 9, Burial...vi dicono niente?) e sul certificato di residenza c'è scritto South London, in quanto a cielo grigio lì ne sanno qualcosa. 

Un album molto atteso, doveva uscire circa un anno fa, cestinato e rifatto ex novo. Io ero tra quelli che aspettava. Aspettavo al varco la strana creatura di nome Darkstar, dopo il bellissimo Ep "Aidy's Girl is a Computer" (traccia qui contenuta) ne volevo ancora. L'attesa è finita a Novembre, qualche settimana dopo stringo tra le mani quest'album in tutto il suo vinilico splendore. Indubbiamente il mese più adatto per un disco così. 

Sono rimasto piacevolmente spiazzato da "North", immaginavo di (ri)trovare un disco legato in qualche modo al Garage inglese, come del resto l'Ep lasciava intendere, invece ascolto molte parti cantate ed una vena Pop che si fa strada lungo tutte le dieci tracce dell'album. "Darkstar" diviene una band, a James Young e Aiden Whalley si aggiunge James Buttery per le parti vocali. La cover, scelta anche come singolo, è indicativa di questo percorso, si tratta di "You Remind Me of Gold" (si quella degli Human League) che diventa "Gold". Il pezzo in questione ma anche il disco tutto, sembra "sedato" da massicce dosi di benzodiazepine. Ci troviamo di fronte a qualcosa di lento, SynthPop-onirico pieno di malinconia e torpore (Deadness). Musica sfuggente, fatta della stessa materia dei sogni. Melodie e beats di basso profilo, parti vocali un'pò lamentose ma mai stucchevoli, ascoltatevi "Under One Roof" e capirete cosa voglio dire. Siamo in territori dove hanno passeggiato certi Radiohead? Forse si.

Cos'altro dire, grazie ancora Hyperdub e ben tornati Darkstar. Sarò lì ad aspettare anche la prossima volta.
 
 
 

martedì 14 dicembre 2010

Shackleton - fabric 55 - (2010)

di Matteo Machetti


Nessuno di voi ha mai assistito per caso ad una performace live di Shackleton?
Io purtoppo no, ma vi assicuro che ascoltare Fabric 55 e qualcosa di unico, e mai, prima di ora, le vostre orecchie si sono avvicinate ad una prospettiva simile. Il maestro enigmatico , rielabora gli elementi più potenti delle sue record in un sorprendente quanto primordiale rito sciamanico, lo variopinge di percussioni e voci provenienti dalla piu profonda  foresta amazzonica, che ancora oggi come ormai dal suo trasferimento si accosta perfettamente alle estiteche berlinesi.


Al primo ascolto ti rendi subito conto chi hai di fronte, Schack sembra avere il controllo totale di ogni strumento, oltre alle atmosfere impeccabili, di sua creazione, il mix ti rapisce senza lasciarti il tempo di voltarti.
Fabric 55 opera in una dimensione della dancefloor molto speciale, sono ritmi psichedelici che si trasformano in un mix esclusivo di materiali inediti. Ciò la rende una delle performance piu esclusive del panorama mondiale


Non ho altro da aggiungere, questo natale sarà il diavolo ha farvi il regalo, ecco a voi la sua anima...

giovedì 9 dicembre 2010

Eno - Hopkins - Abrahams "Small Craft on a Milk Sea" - 2010 Warp

Di Alessandro Anselmi






Come da un balcone affacciato sulla luna, osservo il deserto davanti a me. La mente visualizza paesaggi immobili, deserti freddi ma non ostili....Il signor Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno torna invece sulla terra e va a far visita ai parenti. Figli quasi, artisticamente parlando sono tutti figliastri suoi alla Warp Records. Una specie di ritorno a casa che mi rende felice. Un' etichetta che non ha bisogno di presentazioni da parte mia. Si potrebbe scrivere un libro a parte. Se non ne sapete nulla (dopo aver fatto penitenza) fatevi un giro qui: www.warp.net 
Dicevo, Eno ritorna, non da solo come vedete ma accompagnato da musicisti della Ambient Generation 2.0: Hopkins e Abrahams, a sei mani buttano giù questi brevi sketches che compongono il disco (15 brani, 50 minuti circa).

Le prime note di "Emerald and Lime" ricordano la musica che serviva a "riempire" gli aeroporti. Leggere linee melodiche che si ripetono, lasciando spazio alla nostra mente, dicendo meno di quello che lasciano immaginare. Poi arrivano i beats, e anche quelli sono mutanti e poco convenzionali. Io resto fermo e mi lascio trasportare. La pace finisce però in "Flint March" così come nel finale di "2 Forms of Anger" è la chitarra "noisy" di Abrahams che squarcia il pezzo, scorie industriali che ci riportano subito con i piedi per terra. Mentre "Paleosonic" cresce e ci porta di nuovo su. L'album vive di questi sbalzi d'umore e io ci sono dentro. Elencare tutte le tracce sarebbe superfluo, dico solo che un pezzo come "Lesser Heaven" ha bisogno solo di essere ascoltato.

Un disco che richiede tempo, un disco che se suonato al momento giusto non vi deluderà. Musica adatta per la decompressione, magari quella post-party. Musica per camere iperbariche. Musica per i pesci, musica che vi fornirà il liquido amniotico dove galleggiare, musica che stenderà una strato isolante sulla vostra mente. Piacevolmente storditi vi ritroverete a fissare il vuoto, a salire e scendere con i solchi del disco. Il consiglio è quello di mettere la puntina sul disco e sprofondare in poltrona. Dopo circa un'oretta sarete rientrati dal vostro panorama lunare e vi ritroverete a far parte dell'arredamento. 
Tracklist:
01 – Emerald and Lime
02 – Complex Heaven
03 – Small Craft on a Milk Sea
04 – Flint March
05 – Horse
06 – 2 Forms of Anger
07 – Bone Jump
08 – Dust Shuffle
09 – Paleosonic
10 – Slow Ice, Old Moon
11 – Lesser Heaven
12 – Calcium Needles
13 – Emerald and Stone
14 – Written, Forgotten
15 – Late Anthropocene
16 – Invisible

mercoledì 8 dicembre 2010

Archive - Again (2002)

di Matteo Machetti

Again - Archive
Tratto da: You all look the same to me - East West Records (2002)